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Il piccolo borgo di Montaperto è stato caratterizzato, sin dalla fondazione, dalla presenza quasi esclusiva della civiltà contadina. Ciò è stato dovuto alla posizione collinare del paese che domina dall’alto le vallate circostanti quasi del tutto coltivate da montapertesi.
Pertanto, la vita si è sempre svolta secondo gli usi ed i costumi tipici delle zone agricole.   

Come si viveva ai tempi dei bisnonni

Al tempo dei nostri bisnonni la vita nei suoi molteplici aspetti non era così comoda come oggi. Le case di allora erano costruite con pietra locale appena sbozzata, non esisteva la costruzione in cemento armato e non si avevano le suppellettili e le comodità di oggi.
Gli arredi erano pochi: il letto, una cassapanca per riporvi la biancheria, i comodini, il tavolo, le sedie ed una credenza.  
La cucina era un focolare che veniva alimentato con la legna e le pentole erano di terracotta, di rame o di alluminio. Non esistevano servizi igienici: un recipiente di terracotta veniva usato come W.C., ci si lavava in una bacinella mentre la pila di legno veniva usata come vasca da bagno.  
Le case erano prive di acqua corrente, infatti si andavano a riempire le brocche (quartare o lanceddi) alle fontane pubbliche; la biancheria si lavava nei lavatoi pubblici, non esistendo detersivi si usava un detergente chiamato scebba.
Non essendovi illuminazione elettrica, per far luce venivano usati candelieri ad olio e lumi a petrolio. Ci si riscaldava con il braciere di rame o con il caminetto.  
Le case erano sprovviste di elettrodomestici, per stirare si usava il ferro di ghisa dove si metteva il carbone ardente. Non c’erano televisori, raramente qualcuno aveva il grammofono.  
L’analfabetismo era molto diffuso, solamente poche persone sapevano leggere e scrivere, allora il giornale veniva letto da qualche persona colta del paese.  
Anche l’alimentazione non era ricca come oggi, la carne era consumata solo nelle feste, le domeniche o in qualche altro giorno della settimana solo nelle famiglie agiate. Le botteghe di generi alimentari vendevano beni di prima necessità e poco altro, i dolciumi possiamo immaginarli fatti di zucchero e mandorle o solo di zucchero ed acqua.
Quasi tutte le famiglie allevavano animali da carne come polli, galline, capponi, maiali, capretti e agnellini per mangiarli nei giorni di festa. Per il pesce bisognava aspettare la venuta di qualche ambulante dalla Marina di Girgenti. La frutta era quella locale e, benché poco varia, era sicuramente genuina.
I mezzi di trasporto erano l’asino, il mulo, la carrozza. Allora, chi poteva, si faceva confezionare i pochi vestiti dal sarto; molti aspettavano l’arrivo del pacco con i vestiti dal parente emigrato in America; le scarpe venivano costruite dal calzolaio.  
I bambini all’età di 7-8 anni andavano in campagna ad aiutare i papà a lavorare, pochi riuscivano a diplomarsi e quasi nessuno si laureava, l’emancipazione della donna era scarsa per cui essa era  pressoché esclusa dagli incarichi pubblici, non aveva diritto al voto, se non era sposata non poteva uscire da sola, parlare o passeggiare con giovanotti era uno scandalo.  
Anche nei giocattoli e nei giochi esiste una grande diversità tra quelli di oggi e quelli di ieri. Le nostre bisnonne giocavano con i fantocci di pezza, per i maschietti c’erano fionde e qualche soldatino di ferro o di bronzo; i giochi erano semplici ed umili e realizzati con cianfrusaglie: bottoni, pietre, corde ecc….  
Così si viveva ai tempi dei bisnonni, tempi semplici, poveri di comodità ma, si dice sempre,  belli e felici. Le famiglie usavano riunirsi attorno al focolare domestico dove chiacchieravano, pregavano e si divertivano.

 Oggi

Un segno tangibile della civiltà contadina storicamente radicata, è rappresentato dal fatto che, non è difficile incontrare per le strade del paese, contadini che vanno in campagna a bordo dei loro mezzi agricoli; fino a pochi anni fa qualche mulo o asino fungeva ancora da mezzo di trasporto.
C’è anche da dire che la vita al giorno d’oggi si svolge in stretta relazione con la città di Agrigento o con altri comuni, visto che, molti lavoratori sono pendolari. Lo stesso dicasi per gli studenti, i quali, una volta terminate le elementari, proseguono il corso di studi frequentando le scuole agrigentine. Chi decide poi di proseguire all’università si trasferisce solitamente a Palermo oppure fuori dalla Sicilia alla ricerca di migliori opportunità. E così, specie nel periodo invernale, capita sempre più di rado di incontrare dei giovani in piazza.

 

 


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