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aperta
Il
componimento “Montaperto” che per comodità e solo per comodità, chiamiamo
“poesia” non ha la pretesa di essere bella e tanto meno di essere un’opera
d’arte. Vuole solamente esprimere un sentimento di amarezza per la sorte
toccata ad una borgata frazione di Agrigento – Montaperto appunto –
sicuramente meritevole di altre attenzioni. E’ una constatazione su cui, pare,
concordiamo tutti; e, volendo esprimermi con le stesse parole di Fabio Salemi
“la finalità è niente più che uno stimolo”.
Certamente i giovani di oggi non ne sono responsabili, hanno ereditato questa
situazione e cercano nel migliore dei modi di rimediare.
Ciò non toglie che si possa e si debba andare alla ricerca delle cause che
risalgono a trenta o quaranta anni fa – boom economico – senza volere
esprimere giudizi su persone o condannare alcuno.
In tutti questi anni le altre frazioni: San Leone, Villaseta, hanno raggiunto
sviluppi inpensabili; inoltre, sono sorte Cannatello, Fontanelle, San Michele e
Monserrato, mentre Montaperto e Giardina, malgrado le loro suggestive bellezze
paesaggistiche uniche in provincia e a pochissimi chilometri dal mare, penso
anche a Monte Suzza in prossimità di Giardina, sono rimaste isolate e
discriminate. Che sia dovuto ad un crudele destino? O piuttosto a scelte operate
dalle istituzioni preposte allo sviluppo del territorio agrigentino negli ultimi
decenni?
Partire, dunque, dalle esperienze passate e dagli errori, per sviluppare il
futuro mirando ad una inversione di tendenza.
Cosa propone il Piano Regolatore Generale di Agrigento per lo sviluppo di questa
parte di territorio? Quali opere pubbliche prevede? Quali infrastrutture? Come
si intende incoraggiare l’iniziativa privata? E proseguire, consapevoli che
l’inversione di tendenza passa attraverso un’azione forte e decisa che non
è: “parole” e poi “parole”, se non si vuole che il “qualcosa” resti
“qualcosa” che è sempre qualcosa cioè meglio di niente, ma che non porterà
sviluppo.
E allora non povero autore, ma povero paese che si accontenta, come i romani
della decadenza, del “panem et circenses” mentre l’Impero si avviava alla
fine.
Fatte queste considerazioni, chiudo con le parole del Dottor Fabio Salemi nel
libro “Montaperto – storia di una autonomia”: “A questo punto gli
abitanti devono scrivere la parte più importante del loro destino, partendo
ancora una volta da zero se ne avranno la forza e la volontà”. Con umiltà,
aggiungo io, spirito unitario di collaborazione e nel contempo con decisione e
fermezza per l’avvenire della Comunità di Montaperto.
Ho
avuto l’opportunità, in questi giorni, di leggere il libro “Montaperto –
storia di un’autonomia” di Fabio Salemi, libro che dovrebbe essere letto ed
apprezzato da ogni montapertese e da ogni agrigentino perchè oltre ad essere
un’opera di grande valore culturale frutto di impegno costante e di lavoro,
portato avanti attraverso una ricerca storica faticosa e paziente, ci offre la
possibilità di conoscere la nostra storia, la storia del territorio in cui
siamo nati, viviamo o siamo vissuti da bambini. Riportandoci alle nostre radici,
da dove prende le mosse, segue tutte le vicissitudini di questa terra fino ad
arrivare ai nostri tempi. Un fatto culturale, dunque, che i montapertesi e anche
gli agrigentini dovrebbero conoscere e approfondire, in particolare coloro che
rappresentano Comune e Provincia per
valorizzare meglio il territorio e riuscire ad inserirlo, nell’interesse di
tutti, in un contesto provinciale e anche regionale.
Un ringraziamento cordiale e sincero al Dottor Fabio Salemi. Il suo lavoro ci
consente di guardare con più attenzione il nostro passato e di vantare anche
noi una storia scritta.
Da parte mia, sono orgoglioso. Grazie.
Da Realmonte,
Carmelo Settembrino
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